Come sono rinata grazie allo Yoga

Ma poi, cos’è lo Yoga?Ripensando al mio approccio e alla mia esperienza con questa disciplina e con il paese in cui è nata, l’India, mi accorgo che riesco a trovare lo Yoga e quello che rappresenta anche nella mia quotidianità e in tante altre piccole cose che vanno ben oltre il perimetro del tappetino.


Nonostante praticassi in Italia già da qualche anno, il primo vero incontro con il mondo dello yoga è stato durante il mio primo viaggio in India.La cosa interessante però è che non ho vissuto minimamente quello yoga che immagini e guardi da lontano; magari quello che hai visto nei film o in qualche foto su Instagram dove grandi maestri vestiti di bianco contorcono il proprio corpo su uno sfondo tropicale, tra palme di cocco e tramonti all’orizzonte.


I più grandi maestri che ho incontrato nel viaggio sono sono stati i più impensabili.




Dai bambini delle strade alla mamma di una piccola famiglia indiana che viveva nelle montagne dell’Himachal Pradesh; dalla signora anziana che tutte le mattine si immerge nel Gange per la puja alla mucca ruminante che rimane ferma e stabile in mezzo al traffico infernale; persino dai grandi venditori dei mercati indiani che mi hanno insegnato che tutto è relativo, anche il prezzo e il valore di ogni prodotto.


Durante quel viaggio ho imparato a dare un nome a un’attitudine fatta di ascolto e accettazione, di forza e determinazione, di punti di vista e relatività: tutto questo si chiama Yoga.

Prima di partire praticavo in una palestra sotto casa, mia madre comprò due abbonamenti, frequentò qualche lezione, ma poi si stufò e mi propose di andare al posto suo.


Sono sempre stata una persona curiosa, così decisi di provare anche se non capivo bene cosa stessi facendo; mi sembravo banali esercizi che avevo fatto per 16 anni, 4 volte a settimana, durante la fase di riscaldamento dell’allenamento di ginnastica artistica.


Durante la lezione non spiegavano niente, ci ricordavano di respirare e ogni tanto l’insegnante diceva qualche frase ispirazionale. Fine.


Una sera però, dopo una lezione particolarmente intensa, incontrai il mio ragazzo per chiarire una questione che ci portavamo dietro da giorni e che non riuscivamo a risolvere.Ma quella sera mi sentivo diversa: avevo la mente così lucida, leggera e libera da ogni pensiero che riuscii a vedere la situazione nel suo insieme, in modo chiaro e lineare e, grazie a questo approccio, riuscimmo a risolvere il problema.


Era forse l’effetto dello yoga? Erano i mantra? La meditazione?Un piccolo seme era stato pianto.


Lo Yoga, forse, era qualcosa che andava oltre i saluti al sole.




Dopo pochi mesi Simon ed io partimmo per l’India con biglietto di sola andata.L’inizio fu molto difficile per me: tra le mille difficoltà ad ambientarsi in un paese così particolare e complesso, i pesanti disagi fisici e i "mostri" che mi ero portata per un bel pezzo di strada, il tempo scorreva e io mi sentivo sempre peggio.Ero finita in un vortice che senza nemmeno accorgermene mi stava trascinando sempre più in basso e dal quale mi sembrava impossibile risalire. Stavo vivendo un momento di intenso e profondo malessere psico-fisico.Eppure stavo facendo la cosa che avevo sempre sognato: viaggiare a tempo indeterminato.


Ma, in quel momento di enorme difficoltà fisica e mentale, proprio nel periodo più duro di tutti, appena uscita dall'ennesimo ricovero, quando stavo per mollare tutto e tornare a casa, arrivò Lo Yoga.



Fu una vera e propria svolta.


Oggi posso dire che lo Yoga ed il supporto di Simon, mi hanno illuminato il cammino.


Una luce nuova, ho reimparato a stupirmi delle piccole cose, a gioire, a corrispondere a un sorriso regalato dal cuore di un passante, a sentirmi grata all’universo per essere viva.


Ma come ci sono arrivata?


Una sera, mentre passeggiavamo nella piazza principale di Chandigarh, pochi giorni dopo la dimissione dall'ospedale dopo 10 giorni di ricovero, ci imbattemmo quasi per caso in un signore anziano che si definiva “l’angelo custode dei turisti”.Aveva un bel turbante arancione, una folta barba bianca coi baffoni e un paio di occhiali spessi.Portava con sé foto con turisti di tutte le nazionalità, ritagli di giornale dove si parlava del suo buon cuore e un diario dove i turisti che lui aveva aiutato scrivevano ringraziamenti e belle parole sul suo conto.Non ricordo con precisione come andò il nostro colloquio perché non parlava benissimo inglese e a tratti era difficile da capire, però a un certo punto ci disse: “follow me”.


Seguitemi. Attraversammo la strada trafficata e ci avviammo verso uno stadio di cricket illuminato e, quando entrammo, rimanemmo senza parole. C’erano almeno 2000 persone, tutte sedute a gambe incrociate e ad occhi chiusi, che meditavano in assoluto silenzio.Bambini, adulti, anziani, uomini, donne, disabili.Tutti con gli occhi chiusi e con un’espressione di serenità mai vista prima.


Tutto lo stadio era avvolto da un’energia che si poteva quasi toccare.Una scena che osservammo stando zitti, increduli e che durò fino a quando un uomo vestito di bianco e con la una lunga barba nera che stava seduto al centro del palco, pronunciò alcune parole in hindi.


L’evento finì dopo poco e tutte le persone iniziarono a uscire dallo stadio sempre sorridenti e serene come quando meditavano.


Eravamo sorpresi e straniti e proprio mentre stavamo per prendere un tuk-tuk per tornare verso casa incontrammo Shruti, una ragazza indiana molto giovane che ci raccontò di più sull’evento e ci propose di andare assieme a lei ad un corso di yoga e meditazione.Ci conoscevamo da meno di 5 minuti ma avevamo già capito che sarebbe stata un'occasione unica.



La cosa bella di quel viaggio è stata proprio quella: avere la libertà di cambiare programma come e ogni volta che volevamo; quindi accettammo l'invito di Shruti.Ci incontrammo qualche giorno dopo proprio a casa di Ramnick, l’insegnante del corso, e lì iniziò la mia prima esperienza di meditazione: su un balcone del Sector 21 di Chandigarth, per 6 giorni a settimana dalle 4 del mattino alle 3 di pomeriggio, con un gruppo di altri 8 giovani ragazze e ragazzi indiani. Facevamo Yoga, imparavo a meditare, ci scambiavamo idee e pareri, condividiamo problemi e paure.


Da quell’esperienza diretta di condivisione, in un percorso introspettivo e stimolante, iniziai a risalire dal profondo buio in cui ero precipitata.


Lo Yoga e la sua filosofia mi accarezzavano, come la mano calda di una madre che accarezza il viso della figlia mentre dorme: rassicurante, accogliente, amorevole.


Ascoltavo le parole del maestro e mi risuonavano così familiari, le sentivo nel petto e nella pancia come fossero concetti già conosciuti.


Ma quando? Come?


Durante quel corso ho imparato che come il corpo va curato, così anche la mente e lo spirito meritano attenzioni e cure, ed è stato proprio in quel momento che capii che quell’approccio olistico poteva portarmi a uno stato di benessere.


Fu proprio così e da quel momento non abbandonai più lo yoga e la meditazione e il nostro viaggio si trasformò da incubo angosciante ad esperienza di vita pura e unica che mi ha cambiato nel profondo.


Mentre praticavo e meditavo sentivo una spinta e un’energia mai sentita prima e dentro di me cresceva sempre di più la voglia di condividere tutto quello che stavo vivendo con gli altri, al fine di trasmettere questo potente strumento di benessere con tutti.


Avevo capito che le persone possono scegliere di stare bene.


Negli anni la mia idea di Yoga, si è trasformata, e sento che tutt’oggi non è ancora definita ed è in continua costruzione.


Ognuno ha un suo percorso personale che può portare a un punto di incontro con lo Yoga, e se anche tu se sei finit* a leggere queste righe, sappi che - come mi ha insegnato l’India - “niente succede per caso”; resta in ascolto e viviti il tuo percorso del cambiamento.


P.S.


Un giorno, una signora francese abituè del subcontinente indiano, mi spiegò che l’India per alcune persone ha un effetto purgante, ti tira fuori tutta la parte tossica e ti dona una seconda possibilità di rinascita.


Per tanti anni mi sono chiesta che senso avesse avuto quell'inizio così intenso, così traumatico e distruttivo.


Ho fatto tante supposizioni e, tra quelle che mi piacciono di più, c’è proprio questa della signora francese.


Ancora oggi la penso e la ringrazio per questa nuova prospettiva che mi ha donato.




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